2010-05-11
Castro Marina si riconferma Bandiera BLU 2010
Per il mare edizione 2010 sono in crescita le spiagge dove sventolerà la Bandiera Blu, il vessillo che indica mare pulito ma anche servizi eco, come raccolta differenziata, piste ciclabili, accessibilità per tutti. Sono 231 le spiagge doc per queste vacanze, 4 in più rispetto allo scorso anno, rappresentative di 117 comuni italiani e che corrispondono a circa il 10% delle spiagge premiate a livello internazionale.
Non omogenea la distribuzione delle Bandiere Blu. In particolare, la Liguria, con 17 località, una in più dello scorso anno, guida la speciale classifica regionale. A pari merito con 16 località, seguono Marche e Toscana, che si distaccano dall’Abruzzo, 4/o classificato con 13 bandiere. Stabile a quota 12 la Campania, che conferma le località della precedente edizione; molto bene la Puglia, ne guadagna una arrivando così ad eguagliare a quota 8 l’Emilia Romagna (dove sono riconfermate le stesse località dello scorso anno). Nessuna novità per il Veneto (6), mentre il Lazio arriva a quota 5, superando così la Sicilia e la Calabria che sono stabili a 4; il Friuli Venezia Giulia e la Sardegna riconfermano le 2 dell’anno scorso, e vengono raggiunte dal Piemonte, che giunge a quota 2 bandiere (per i laghi); per finire con Molise e Basilicata, con una sola Bandiera Blu.
Queste le bandiere blu 2010 in puglia
Rodi Garganico (Foggia); Polignano a Mare (Bari); Ostuni-Marina di Ostuni (Brindisi); Castellaneta, Ginosa-Marina di Ginosa (Taranto); Castro Marina, Melendugno, Salve (Lecce)
Fonte: ansa
Visitare la Città di Castro e alloggiate nel B&b nel salento, la nostra struttura, che da quest’anno si arricchisce del terrazzo fiorito e di nuovi servizi.
2010-05-03
Lo sbarco di Enea a Castro
E proprio qui nel 40° parallelo, a Castro Marina, che Enea in fuga da Troia per le lunghe peregrinazioni, fece il primo approdo in Italia. Nel quarto secolo A.C. si chiamava “Castrum Minervae”, con la sua posizione strategica, maestosa, a picco sul mare e le sue grandi mura, Castro dominava il canale d Otranto.
Per chi proviene da oriente è il primo luogo che si incontra, ed è qui che , parola dell’ Eneide di Virgilio, ad interrompere lo sguardo di Enea in fuga da Troia, ” sulla rocca appare il tempio di Minerva”. Che Enea sbarcò sulla costa salentina era una certezza, ma della giusta collocazione rimaneva un rebus.
Tutto iniziò 5 anni fa, quando incominciarono i lavori di consolidamento delle mura che risalgono al 1480, e cosi affiorarono i primi segni della precedente cinta risalenti al terzo secolo A.C. quindi all’ età dei Messapi.
A risolvere il rebus, fu il tesoro scoperto durante i restauri, rimasto segreto per tanti anni, grazie all’ incarico dato a Francesco D’ Andria ( direttore della scuola di specializzazione in archeologia dell’ università di Lecce) che ha provveduto a seguire minuziosamente la campagna di scavi.
Ritrovati quindi oggetti in metallo, coppette, frammenti di vasi in marmo tutti dedicati alla divinità, ma la chiave che ha permesso di risolvere le fonti archeologiche e quelle letterarie (virgilio) è stato il ritrovamento dei resti della statua che raffigura una divinità femminile.

Non ci sono dubbi dice il professore d’ Andria, in quel tempo si venerava una dea femminile: Minerva.
Fin ora Castro era solo uno dei candidati del famoso sbarco insieme a porto Badisco e Otranto, ma ora la conferma, Enea sbarcò a Castro. Un motivo in più per venire a trascorrere periodi di relax al “b&b il
Giardino “ dove tutto questo rende ancora più affascinante questa Castro, terra salentina, una piccola contea che regala emozioni al turista e a noi abitanti si lascia scoprire quotidianamente.
2009-11-03
Salento in Cucina
Oggi vediamo una ricetta un po più complessa del solito, vedremo infatti come preparare il cacioricotta, cioè il formaggio tipico pugliese da mangiare al taglio o da grattugia prodotto sia nelle Murge che nel Salento. Fresco si presenta bianchissimo morbido e delicato, ottimo per accompagnare un bel bicchiere di vino rosso; stagionato si presenta con una crosta dura e gialla con una pasta bianca a pasta finemente granulosa decisamente saporita. A differenza delle normali procedure di caseificazione, il cacioricotta è prodotto secondo una tecnica che ne preserva il contenuto (oltre ai grassi) il lattosio, i sali minerali e le vitamine termoresistenti, rappresenta quindi un prodotto dall’elevato potere nutritivo. Prima di metterci all’opera dobbiamo procurarci del caglio, cioè il coagulante naturale del latte. Lo si trova in farmacia sotto forma liquida in boccette intorno ai 3-4 euro. Con una boccetta potremmo ottenere diversi chili di formaggio.
Ingredienti:
4 Litri di latte di capra
2ml di caglio
sale fino e un paio di fuscelle (i contenitori forati della ricotta)
In una pentola molto capiente portiamo il latte quasi all’ebollizione (intorno ai 90 gradi) rimestando di continuo per qualche minuto; poi togliamo la pentola dal fuoco e lasciamo raffreddare fino a 38-40 gradi. Nel frattempo avremmo sciolto i 2 ml di caglio in una tazzina d’acqua e poi versato nel latte a 40 gradi. Ora bisognerebbe mantenere questa temperatura per 30-40 minuti (magari avvolgiamo la pentola in una coperta). Passato questo tempo il latte è coagulato e con l’aiuto di una frusta lo rompiamo in grani molto fini per poi lasciare decantare il tutto per 10 minuti. La cagliata ora è compattata sul fondo e la dividiamo nelle 2 fuscelle pressando per bene, ottenendo così due forme grossolane di cagliata che lasceremo sgocciolare e rivolteremo ogni mezzora per 5-6 volte. Passate 3-4 ore togliamo le forme dalle fuscelle e copriamo ogni centimetro con del sale al 30% fino e 70% grosso. Disponiamo le forme salate su una tavola ben pulita e lasciamo riposare in frigo per 10 giorni rivoltandole 2 volte al giorno (con le mani pulitissime).

Non ci resta che scegliere se consumarlo fresco (dopo 10 giorni) o stagionato (fino a 4 mesi).
B&B nel Salento Il Giardino
2009-10-09
Poesie del Salento
Uno dei tesori più preziosi di cui l’umanità dispone è la saggezza degli anziani, e nel Salento, terra plasmata dalle nodose mani dei nostri nonni e via via indietro per i nostri avi, l’anziano è una risorsa inestimabile. Fonte di consigli, di dritte, accorgimenti, aneddoti, storie vecchie ed impolverate. Vediamo una piccola semplice storiella in prosa, che fa riflettere sull’importanza dell’accontentarsi di ciò che si ah, sulla modestia, sull’umiltà. Immancabile, vedremo, è l’intervento del Signore che come al solito interviene provvidente. Una piccola icona di semplicità ed immediatezza, in poche parole la sintesi di ciò che con calma e affettuosità ci racconterebbe un qualsiasi anziano con la coppola o una nonna con un paternosciu tra le dita.
Favula ‘ntica (A petra e la muntagna)
Na petra, una te dhe petre stacce,
vardannu an facce nna montagna ranne,
scurnusa, ‘ntra dde iddha se disse:
“Perce’ nu suntu ieu comu muntagna,
te arberi e foreste sempre umbrusa
e de surgenti d’acqua ddafriscata
e cu lli ceddhi a ncapu a cumpagnia?”.
La ntise lu Signore e ‘ntra nnu lampu
dha petra se ngrussò comu muntagna;
ma le fiumare poi la rusachera,
la terra se ne scise menza de sutta,
lu ientu li strazzò terracate e rami
e taccari e legname de la macchia.
Se mise a dire allora, sula sula:
E sia comu sia, turnò cum’era.
La vitte nu vagnone e la zaccò
e pe chiru sciocu ‘nticu la scittò
luntanu, mentre iddha cchiù vicina
a Diu cradò: “Grazie. . . su’ cuntenta,
nuddu spilu cchiui a mie me tenta “.
Una pietra, una di quelle pietre sottili e levigate,
guardando in faccia una montagna grande,
vergognosa, tra sé si disse:
“Perché non sono io come montagna,
di alberi e foreste sempre ombrosa
e di sorgenti d’acqua rinfrescata
e con gli uccelli ai rami in compagnia?”.
La udì il Signore ed in un baleno
quella pietra si ingrossò come montagna;
ma le fiumare poi la rosicchiarono,
la terra per metà scivolò giù,
il vento le strappò radici e rami
e tronchi e legname dalla macchia.
Si mise a dire allora sola sola:
“Stavo meglio prima come pietra levigata”.
E fu come non fu tornò com’era.
La vide un ragazzo e la prese
e per quel gioco antico la scagliò
lontano, mentre essa più vicino
al Signore gridò. “Grazie… sono contenta,
nessun desiderio più ormai mi tenta”.
La versione daliettale non è l’originale ma è stata riadattata in dialetto del Capo, tuttavia il significato è ben chiaro, una piccola perla di saggezza antica.
B&B nel Salento Il Giardino
2009-10-03
Salento in cucina
Piatto nutriente e prelibato, saporito e ben piccante, la trippa con le patate rappresenta un piatto immancabile sulle tavole del Salento. Non a tutti piace, qualcuno più schizzinoso la snobberebbe certo ma, di solito un buon salentino è anche un buongustaio, inoltre non bisogna dimenticare le buone proprietà nutritive della trippa che rappresenta un ottimo rapporto grassi/proteine. Quindi vediamo ora la ricetta:
Ingredienti:
1kg di trippa bianca
1 Porro
Q.b. Olio d’oliva, sale, alloro, rosmarino, salvia, pepe nero intero
200ml Passata di pomodoro
1kg Patate
Procedimento:
Tagliamo la trippa a listarelle di uno-due centimetri e mettiamola a bagno nel frigo per un po con qualche goccia di limone. Intanto avremmo tagliuzzato il porro. Ora facciamo soffriggere trippa, porro, alloro e se vogliamo un peperoncino nell’olio d’oliva, facciamo rosolare tutto per bene ed aggiungiamo mezzo bicchiere di vino bianco o rosato facendo assorbire il tutto a fuoco lento con gli aromi, quindi rosmarino, pepe, alloro e salvia mescolando con un cucchiaio di legno. A questo punto versiamo la passata di pomodoro sempre mescolando ed amalgamando tutto ed infine copriamo con acqua. Il tutto deve cuocere a fuoco dolce ed con l coperchio per almeno 2 ore. Se dovesse asciugarsi il sughetto aggiungiamo acqua. Mezzora prima della fine della cottura, aggiungiamo le patate tagliate a pezzetti e del pepe nero appena schiacciato ( con l’aiuto di un bicchiere robusto ). Da questo momento controlliamo la cottura, teniamo sotto controllo il sale, il volume e la densità del sughetto andando ad alzare la fiamma per asciugare o aggiungendo un pò d’acqua. A cottura terminata impiattiamo in piatti fondi, se abbiamo ospiti meglio di creta rossa che da un effetto molto casereccio e popolano. Non bisogna far mancare del buon pane di grano duro che accompagnerà egregiamente questa pietanza prelibata, e vedrete che finirà anche per pulire il vostro piatto come da buona scarpetta.

B&B nel Salento Il Giardino
2009-10-02
Il Salento e la ‘nciùrita paesana
Il Salento si sà, rappresenta un’ immensa scatola di diversi colori, sapori, musica, tradizioni ed ogni paese dal più piccolo al più popolato ne contiene a sua volta una miriade. Una pittoresta usanza dell’antico salento è la ‘nciùrita cioè un soprannome assegnato ad una famiglia o ad una singola persona, usato più volentieri del cognome stesso. Un appellativo che rappresentava la persona stessa, i suoi vizi, il suo lavoro, il suo aspetto, i suoi interessi, le sue passioni ecc. Oltre alle ‘nciùrite “personali” vi sono degli stereotipi tradizionali salentini che identificano gli abitanti dei vari paesi. Esistono dei versi in rima a riguardo, ecco qui:
Ad Alessano “li sciudéi”,
a Campie “li babbei”,
“li saracùni” a Casaranu,
“ciole” iddhi de Barbarànu.
Se senti dire: “su ‘cculi lesi”,
statte certu ca su’ ‘Ndranési,
a Caprarica “li cristariéddhi”,
a Marittima “li nanèddhi”
All’Acaja le “culippuntàte”,
Casamassella bella citate,
ad Acquarica trovi “spurtèddhe”,
a Presicce le “buttanéddhe”.
A Burgagne “li spustati”,
a Melendugnu su’ ” ‘pporci binchiàti”,
a Butrugnu “li cucummeràri”,
a Cutrufianu “li cutumàri”.
A Corsanu “li carcagni tisi”,
“li mangia cozze” a Vigna Castrisi,
a San Cesariu “li mangia pasùli”,
a Caddhinu “li fiji de muli”.
A Cascignanu suntu “lardusi”
a Trepuzzi tutti “fetusi”,
a Uggianu “li babarabbà”,
le “panze nchiate” trovi a Strudà.
A Cupertinu “li mangia ciucci”,
a Giurdignanu “li coji mucci”,
quiddhi de Vernule su’ “lenghi e ressi”,
a Sulitu: “li stuscia cessi”.
A Gaddhipuli “li pupiddhùzzi”,
a Minervinu “li cappieddhùzzi”,
“li cacòrsi” a Carpignanu,
“li tignùsi” a Montesanu.
E se poti Schinzanu scanza,
de “li cututi” de Salve sarvate.
Ed Ecco qui la traduzione più o meno fedele:
Ad Alessano sono detti “giudei”,
a Campi: “babbei”,
“volponi” a Casarano,
“stupidi” quelli di Barbarano.
Se senti dire: “culi rotti”
certo sono quelli di Andrano,
a Caprarica C. “avvoltoi”,
a Marittima: “nanetti”.
All’Acaja: “sfacciate” (le donne)
Casamassella è bella città,
ad Acquarica C.: trovi “le sporte”,
a Presicce: “le puttane”.
A Borgagne: “gli spostati”,
a Melendugno “porci sazi”.
A Botrugno: “cetrioli”,
a Cutrofiano: “vasai”.
a Corsano; “calcagne alzate”,
“mangia lumache”, a Vigna Castrisi
a San Cesario: “mangia fagioli”,
a Cavallino: “figli di muli”.
A Castrignano G.: sono “spacconi”,
a Trepuzzi: tutti “irosi”,
a Uggiano: “sciocchi”,
“ventri gonfi” quelli di Strudà.
A Copertino: “mangia asini”,
a Giurdignano: “mocciosi”,
quelli di Vernole: sono “lunghi e grossi”,
a Soleto “svuotacessi”.
A Gallipoli “pupilli”,
a Minervino “cappellini”,
“cattivelli” a Carpignano,
“tignosi” a Montesano.
Se puoi Squinzano scanza,
da quelli con la “coda” di Salve salvati.
Eccone un’altra piuttosto simile ma più corta:
“Mangiacàni” li Leccesi,
“ricottàri” i Majesi,
“pacciaréddhi” li Martanesi,
“francu st ‘angùria” li Corianesi.
Tradotta:
Mangiacani i Leccesi,
ricottari i Magliesi,
pazzerelli i Martanesi,
esenti da tasse sui cocomeri i Coriglianesi.
Tuttavia ne mancano tanti e tanti ancora, è difficile poter contenere tutto il bagaglio folkloristico del Salento, disfarlo per metterlo in mostra tutto in una volta.
B&B nel Salento Il Giardino
2009-09-27
Salento in cucina
Come ogni weekend presenteremo un piatto tipicamente salentino e come al solito sarà una pietanza semplice ma ricca di gusto, questa settimana prepareremo la pitta di patate. Come al solito ne esistono diverse varianti a seconda dalla zona o dai gusti di chi la prepara. Oggi vedremo una versione un po mediterranea, daltronde il Salento ne è il cuore pulsante.
Ingredienti:
500g di patate
100g di formaggio grattugiato
10g di farina
100g di formaggio fresco
200g di tonno
2-3 pomodori pelati
mezzo cubetto di lievito di birra
sale q.b.
Preparazione:
Lessiamo le patate e quando si siano un po raffreddate sbucciamole con l’aiuto di un coltello o con le dita, ma attenzione a non scottarsi. Subito dopo schiacciamole e riduciamole in una fine poltiglia magari con l’aiuto di uno schiacciapatate come questo:

versiamo nelle patate il formaggio grattugiato, la farina e il cubetto di lievito di birra (che avremmo sciolto con un po di sale e latte) e amalgamiamo ed ammassiamo per bene in modo da distribuire uniformemente tutti gli ingredienti ed ottenere una bella massa compatta.
Intanto avremmo dovuto preparate una teglia unta con un po d’olio d’oliva e cosparsa con del pangrattato (in modo da non far attaccare la pitta)
Ora disponiamo metà pasta di patate in uno strato omogeneo e condiamo con il formaggio fresco, i pomodori pelati tagliuzzati a dadini, il tonno sbriciolato e qualche cappero e ricopriamo con un altro strato di pasta di patate uniforme. A questo punto cospargiamo con il pangrattato.
Non ci resta che infornare a 180 gradi e una volta raffreddata a sufficienza tagliarne una bella fetta e gustarla, il formaggio filerà e il pangrattato sarà croccante.

Buon Appetito!
B&B nel Salento Il Giardino
2009-09-25
Salento Preistorico: Dolmen e Menhir
Il Salento, terra crocevia di culture e popolazioni come Greci, Fenici, Romani, Normanni riserva un passato ancora più antico di questi grandi popoli del passato. Le testimoninze sono pervenute sino a noi nel ritrovamento di Dolmen e Menhir, misteriosi blocchi di pietra adibiti sicuramente a riti funebri.
Dolmen

Costruzioni preistoriche composte da tre o più lastroni di pietra non tagliata chiamati megaliti (mega lithos=pietra gigante) ben piantate nel terreno a sostenere un’altra lastra che posizionata orizzontalmente fa da tetto.
Probabilmente la loro funzione era di fare da camere funerarie, ed alcune volte ricoperti di terra in modo da formare delle collinette, come i più moderni tumuli funerari. I dolmen si trovano sovente nell’europa del Nord Owest, in maggior numero in Irlanda, nel Galles e nelle contee inglesi del Devon e della Cornovaglia, anche nella Francia nord occidentale (soprattutto in Bretagna) e in Spagna. Tuttavia li si ritrovano persino in Africa settentrionale, in Siria e in altri paesi orientali, tra cui il Giappone.
Menhir

Rudimentali monumenti preistorici, diffusissimi in Europa ma ritrovati anche in Africa settentrionale e in Medio Oriente, risalente dal III millennio a.C. alla prima età del bronzo.
Il menhir è costituito da un’unica pietra (monolite), più o meno lavorata e squadrata, conficcata verticalmente nel terreno come un bastone.
Si è quasi certi che siano stati eretti ai fini di culti funerari o celebrativi, a volte hanno una forma cilindrica come una colonna grezza e un’altezza variabile tra uno e dieci metri (Francia ne esiste uno alto più di 20 metri). Si rinvengono soprattutto in spazi isolati, oppure allineati o disposti a cerchio come ai grossi monoliti di Stonehenge.
B&B nel Salento Il Giardino
2009-09-19
Barzellette del salento
OROSCOPO DEL GIORNO - …VERGINE:DATEVI UNA MOSSA
Cosa fa una formica nel vaso dello zucchero? La settimana bianca!!!
Lo sai che è morto Bin Laden?
Lo ha investito un autobush
Un daino dice a un altro daino:
-”Giochiamo a nascondaino?”
E l’ altro risponde:
-”Dai,no.”
Due tedeschi vanno al bar e dicono:”Due Martini prego” e il barista: “Dry?” e i tedeschi:”No, zwei!”.
Lo sapete perchè i carabinieri leccano sempre la loro pistola ?
Perchè c’è scritto Magnum.
POSTO DI BLOCCO DEI CARABINIERI: il maresciallo ferma una macchina svita il tappo della benzina l’odora lo richiude si avvicina al conducente e gli dice che può andare,a questo punto il conducente stupito chiede al maresciallo come mai non gli ha chiesto i documenti ma ha odorato il tappo della benzina, ed il maresciallo risponde:
-”abbiamo avuto l’ordine di fermare tutte le macchine che vanno a Marsala!”
Lo sapete cosa fa un gallo in mare ?
GALLEGGIA!!
-”Papà, Papà, il nonno è cattivo!”
-”Zitto e mangia lo stesso!”
Due scoregge si incontrano
-”Be… perchè quella faccia?”
-”Sai… il mio ragazzo mi ha mollata!!”
Mila e Shiro giocano a pallavolo.
Ad un certo punto il pallone va sopra le rose e si buca.
Shiro decide di comprarne uno nuovo.
Arrivato al negozio vede un bel pallone e chiede al negoziante:”Quanto viene?”
Il negoziante risponde:”Sei mila!?”
Shiro risponde:”NO,so Shiro!”.
Qual’è il presentatore più ricercato in autunno? Alberto Castagna
Due signori si incontrano in piazza, uno dice all’altro:
-”Come ti chiami?” e l’altro:
“Gustavo Dandolo, e tu?”
-”Godevo prendendolo”
Pietro porta in passeggio una lumaca al guinzaglio.
- “Ciao Pietro!” - lo saluta un amico - “Hai una bellissima lumaca.”
- “Avevo una ancora più bella ma mi è scappata.”
Un tizio entra in un negozio e chiede:
-”Vorrei un chilo di mele.” Il negoziante gli dice:
-”Come le vuole rosse o gialle?” e il tizio risponde:
-”Non ha importanza tanto dopo le sbuccio.”
Salento in Cucina
Questo weekend la ricetta proposta sarà un pezzo forte della rosticceria del Salento: il calzone. Di tradizione pugliese, si caratterizza lungo tutta la regione, ma di base le due versioni sono il calzone fritto e quello al forno. Semplici nella preparazione e negli ingradienti, si impiega solo una pentola per frittura o il forno per la cottura. Vediamo il Calzone Fritto
Ingradienti:
1 kg di farina tipo 00
1 cubetto di lievito di birra (25grammi)
1/2 litro di acqua tiepida
qualche pomodorino
capperi, basilico, olio d’oliva Q.B.
2 cucchiaini zucchero
1/2 kg mozzarella
Come al solito a monte di una ricetta ben riuscita vi è una buona preparazione degli ingredienti, cioè piccoli accorgimenti che facilitano senzaltro la preparazione o ne migliorano l’aspetto finale. Quindi è consigliabile tagliare la mozzarella a cubetti e lasciarla scolare dal siero ( naturlamnte la si lascia scolare in frigo altrimenti si altererebbe). Lo stesso vale per i pomodorini che in più lasceremo insaporire con l’olio, il basilico e un pizzico di origano. Per la preparazione della pasta, se non siamo molto abili nella lavorazione, versiamo farina, sale, lievito, zucchero e acqua in una ciotola bella capiente e larga. La pasta deve essere compatta e nell’eventualità in cui si presentasse troppo umida, basta aggiungere un po di farina alla volta. Ottenuta una bella palla lasciamola riposare e lievitare, coperta da uno straccio umido, in un posto caldo. Quando la misura sarà pressochè raddoppiata procediamo a distendere le basi dei nostri calzoni, cioè piccoli cerci di circa 12-15 cm di diametro…

…a questo punto condiamo una metà del cerchio con la mozzarella, pomodori, capperi (anche olive a scaglie) e richiudiamo in mezzelune avendo cura di “saldare” i bordi sovrapposti o con le dita o con una forchetta.
Infine immergiamo nell’olio bollente e quando il calzone sarà bello dorato e galleggiante, lo tiriamo fuori.

B&B nel Salento il Giardino








